Astrattismo Classico Fiorentino: Artisti e Quotazioni

Quando si parla di Astrattismo Classico Fiorentino ci si riferisce ad un gruppo di artisti di Firenze che si riunirono subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, legati dall’intento comune di liberazione e ricostruzione post bellica. In quegli anni infatti ricominciarono le discussioni in merito alle arti visive e ciò portò alla nascita di diverse nuove correnti di pensiero in questo campo.

Origini e manifesto

L’Astrattismo classico fiorentino si sviluppò in parallelo ad altri movimenti, in particolare il Forma 1, che nacque a Roma, e il Movimento arte concreta, di origine milanese. Con essi gli astrattisti classici furono in contatto e condivisero alcuni pensieri.

Originariamente il movimento venne denominato Arte d’oggi e fu solo dopo tre mostre, che si tennero a Firenze tra il 1945 e il 1949, che nel 1950, praticamente quasi alla conclusione dell’esperienza, venne pubblicato il Manifesto dell'Astrattismo Classico, stilato dal filosofo fiorentino Ermanno Migliorini e firmato da Vinicio Berti, Bruno Brunetti, Alvaro Monnini, Gualtiero Nativi e Mario Nuti. Le prime prove di maturità artistica riferibili a questo nuovo movimento astrattista furono proprio le tre mostre che si tennero a Firenze nella Galleria Vigna Nuova, in cui venne proposto in particolare il concetto di unione tra il marxismo e il formalismo.

In realtà già nel 1951 il gruppo si sciolse ed ognuno degli artisti firmatari sviluppò un proprio percorso individuale. Anche se separati, però, restarono comunque fedeli ai concetti e ideali che li avevano spinti ad unirsi pochi anni prima.

Caratteristiche dell’Astrattismo Classico Fiorentino

I pittori appartenenti al movimento dell’Astrattismo Classico Fiorentino erano convinti che l’arte non fosse una questione formale, ma pensavano che andare alla ricerca dell’”idea primordiale” fosse di fondamentale importanza per giungere ad una profonda rifondazione della cultura per come era stata pensata fino ad allora.

Secondo il Manifesto dell’Astrattismo classico, i movimenti che si erano sviluppati all’inizio del ventesimo secolo si erano mostrati sempre in maniera interventista ed attivista, caratterizzando però la propria arte con un modo di fare “distruttivo”, nei confronti sia della forma che degli oggetti. Esattamente l’intento opposto dell'Astrattismo Classico, che rifiutava tutto ciò rivedendo il modo di intervenire in maniera attiva e costruttiva (e non distruttiva). Affermavano infatti che il loro intento era “chiarire per mezzo della vita alcuni problemi dell'arte, e non viceversa”.

I membri dell’Astrattismo Classico Fiorentino

Come anticipato, a firmare il Manifesto dell’Astrattismo Classico furono cinque pittori fiorentini: Vinicio Berti, una delle personalità artistiche più significative del Dopoguerra, che fu un pittore, illustratore ed autore di fumetti e nella sua carriera si dedicò in particolar modo a far valere i principi dell’Astrattismo Classico; Bruno Brunetti, che si concentrò invece esclusivamente sulla pittura, passando da quella neo espressionista a quella puramente astratta; Alvaro Monnini, invece, iniziò la sua esperienza artistica con opere di carattere figurativo e postcubista per poi evolvere nell’astrattismo; Gualtiero Nativi, che partecipò a diversi movimenti d'avanguardia del dopoguerra; infine Mario Nuti, che partì dall’influenza del realismo visionario per poi dedicarsi, per un breve periodo, al neocubismo, prima di arrivare a diventare uno dei fondatori dell'astrattismo classico.

Una fonte di ispirazione per il futuro

L’Astrattismo Classico fu un movimento che ispirò molte giovani menti ed ebbe un effetto sconvolgente su di loro grazie al proprio esempio di “rottura degli schemi”. Una delle prove è riferibile a quello che dai primi anni Sessanta fu noto come un secondo Astrattismo Fiorentino: si parte dal gruppo “Segno Rosso” del 1964, tra i cui fondatori vi fu anche Vinicio Berti, passando nel 1970 per il gruppo di artisti che si riunì nello Studio d’arte “Il Moro”, per finire con il manifesto di Morfologia Costruttiva del 1972.

Vinicio Berti

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Gualtiero Nativi

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Mario Nuti

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Alvaro Monnini

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