Come leggere una scheda d’asta (e non farsi ingannare)
Nel mercato delle aste di arte moderna e contemporanea, ma vale la stessa cosa per tutti i settori merceologici, la scheda d’asta rappresenta il documento chiave per comprendere un’opera prima di formulare un’offerta. È uno strumento sintetico ma che contiene informazioni chiave ed è per questo che saperlo leggere in modo corretto significa evitare errori, sovrastime e decisioni impulsive.
Che si tratti di una vendita organizzata da una grande casa d’aste internazionale o da una realtà italiana specializzata, la struttura della scheda d’asta segue criteri abbastanza standardizzati. Vediamo come analizzarla in modo professionale per evitare i rischi che potrebbero derivarne.
- Dettagli dell’Opera: Autore, Titolo, Tecnica e Dimensioni
- Stima bassa vs. Stima alta: cosa significa davvero
- Base d’asta: il punto di partenza (non il prezzo finale)
- I diritti d’asta: il costo “invisibile”
- Provenienza: la storia dell’opera
- Condition Report: il documento che pochi leggono davvero
- Le strategie per non farsi ingannare
Dettagli dell’Opera: Autore, Titolo, Tecnica e Dimensioni
In ogni scheda d’asta troviamo, per prima cosa, le informazioni fondamentali riferite all’opera ossia:- Nome dell’artista;
- Titolo dell’opera;
- Tecnica e supporto;
- Dimensioni;
- Certificazione ossia firma, provenienza ed eventuale documentazione a corredo dell’opera (es. autentica dell’artista, certificati rilasciati da archivi o fondazioni).
Prendiamo ad esempio la tecnica: è compatibile con la produzione documentata dell’artista? Si tratta di una tecnica e supporto che abitualmente utilizzava per la creazione delle sue opere?
Lo stesso vale per la provenienza e certificazione: l’opera dispone di documentazione a sufficienza per garantirne la sua riconducibilità all’artista? Con una rapida consultazione su internet è possibile, quando presente, fare riferimento ad archivi e fondazioni che tutelano la storia di un’artista e ne garantiscono la bontà delle opere e della loro provenienza.
Spesso viene aggiunta come informazione anche l’anno di realizzazione dell’opera. Si tratta, anch’essa, di un’informazione importante che può farci riflettere e domandare: la data è coerente con il periodo stilistico dell’artista?
Stima bassa vs. Stima alta: cosa significa davvero
Uno degli elementi più osservati dai collezionisti al momento di visionare la scheda d’asta è l’intervallo che intercorre tra la stima minima e la stima massima dell’opera. Cosa significano?Stima minima è il valore minimo che la casa d’aste si attende dalla vendita di una specifica opera. Rappresenta, in poche parole, il valore minimo di mercato che viene riconosciuto a tale opera e si differenzia nettamente dalla base d’asta che, al contrario, è il valore minimo di acquisto per l’opera.
Stima massima è il valore massimo ritenuto plausibile in condizioni di mercato normali.
Dove può stare l’errore? Nel considerare la stima massima come un “valore reale”. Si tratta, al contrario, di una previsione commerciale e non di una certificazione oggettiva di valore. In aggiunta la stima massima è spesso un elemento commerciale e strategico con il quale la casa d’asta vuole influenzare il mercato e l’acquirente finale.
Come giudicare, in sintesi, i valori della stima?
- Se l’opera è proposta vicino alla stima bassa può esserci un margine competitivo;
- Se l’opera supera la stima alta significa che la domanda di mercato è molto forte;
- Se l’opera rimane invenduta sotto la stima bassa, il mercato sta esprimendo delle perplessità sull’opera e sui valori che l’accompagnano (ad esempio potrebbe avere una base d’asta troppo alta).
Base d’asta: il punto di partenza (non il prezzo finale)
La Base d’Asta è il prezzo iniziale da cui partono le offerte. Solitamente non coincide con la stima bassa proprio per favorire la competizione tra gli interessati ad un’opera.Attenzione ad un elemento molto importante: fare un’offerta alla base d’asta non significa avere la garanzia di aggiudicazione di un’opera. Questo perché molte case d’asta introducono, a fianco della base d’asta, un prezzo di riserva che, se non raggiunto, comporta la non aggiudicazione dell’opera. Ci si potrebbe chiedere “è assurdo che esista un prezzo di riserva quando c’è già la base d’asta”. La risposta a questa domanda non può essere altro che sì, è assurdo ma rappresenta la possibilità per la casa d’aste di partire con una base d’asta bassa e tutelarsi nel caso in cui non arrivino offerte per un valore considerato congruo.
Per quanto sopra, quindi, la base d’asta non è sempre il prezzo minimo al di sotto del quale l’opera non viene venduta.
I diritti d’asta: il costo “invisibile”
I Diritti d’asta (Buyer’s Premium) sono la commissione che l’acquirente paga alla casa d’aste oltre al prezzo di aggiudicazione. Possono variare:- Dal 20% al 30% (o più) a seconda dell’asta o della casa d’aste;
- Con scaglioni progressivi in base all’importo (più sale il valore di aggiudicazione e più scendono i diritti d’asta che, in definitiva, vengono pagati in percentuale maggiore sui valori di aggiudicazione più bassi).
Aggiudicazione: 10.000 €
Diritti 25%: 2.500 €
Totale reale: 12.500 € (+ eventuali spese e IVA)
Molti collezionisti inesperti fanno offerte calcolando solo il martello finale, sottovalutando l’impatto dei diritti.
Provenienza: la storia dell’opera
La provenienza indica la successione dei proprietari di un’opera d’arte e ne garantisce, inoltre, la liceità della stessa (evitando che sia stata trafugata, ad esempio).Può includere:
- Collezioni Private;
- Gallerie d’arte;
- Case d’asta precedenti;
- Mostre;
- Provenienza diretta dall’artista.
- Riduce il rischio di contenziosi;
- Aumenta la credibilità dell’opera;
- Può incidere significativamente sul valore dell’opera.
Condition Report: il documento che pochi leggono davvero
Un consiglio chiaro e semplice è sempre da tenere a mente quando si partecipa in asta per un’opera d’arte: mai fermarsi alle fotografie! Le immagini raramente mostrano piccoli interventi o problematiche strutturali e da questo ne deriva l’estrema importanza del condition report.Si tratta di un documento fondamente che non sempre è possibile reperire: alcune case d’asta, infatti, offrono condition report ad opere sopra un certo valore di mercato.
Quello che, invece, possiamo dire è che si tratta di un documento troppo spesso ignorato da parte dei collezionisti o che in pochi leggono davvero e con la giusta attenzione.
Il Condition Report può segnalare:
- Craquelure;
- Restauri;
- Rintelaiature;
- Abrasioni;
- Ritocchi Pittorici posteriori alla realizzazione dell’opera.
Le strategie per non farsi ingannare
Ecco alcune regole operative:- Confronta sempre l’opera con risultati d’asta precedenti;
- Non lasciarti guidare solo dalla stima alta;
- Calcola sempre i diritti d’asta nel tuo budget;
- Richiedi il condition report;
- Valuta la coerenza della provenienza;
- Considera il momento di mercato dell’artista;
L’informazione è il primo vero vantaggio competitivo del collezionista evoluto.